Due settimane fa si chiudeva l’edizione 2016 dell’Eurovision Song Contest con la vittoria dell’Ucraina rappresentata da Jamala con il brano 1944.

© EBU
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Insieme a Marco Ardemagni, commentatore con Filippo Solibello di tutti gli show dal 2012 ad oggi, abbiamo voluto analizzare questa edizione del concorso creando una sorta di “Eurovision Awards” con rispettive categorie.

Premio Conferma – L’Australia: partiva tra le favorite, ma non tra le favoritissime, e invece la performance di Dami Im ha convinto tutti.

Premio Sorpresa – La Georgia ha presentato uno dei pochi brani che può piacere anche al pubblico che ascolta rock (e che non è strettamente eurovisivo), vincendo il derby a tre del rock su Cipro (comunque valido) e Montenegro.

Premio Momento top – Il live act della seconda semifinale, il musical è stato l’opening più bello da tempo. Niente male nemmeno l’interval act sulla canzone da ESC perfetta, proposto nel corso della finale, che purtroppo in Italia è andato in onda solo su Radio 2.

Premio Delusione – La Russia: partiva da favoritissima, ha speso il PIL del Lichtenstein per l’esibizione, ma non ci hanno convinto del tutto né il brano, né la resa televisiva, che ha strappato qualche “oh”, senza affascinarci veramente.

Premio Parziale delusioneFrancia: con Amir poteva essere l’anno del ritorno di una big, e avrebbe avuto un significato politico importante, visti i recenti avvenimenti: i pronostici c’erano tutti, ma una volta sul palco, pur senza sbagliare molto, il brano si è un po’ sciolto.

Premio Buco neroRegno Unito: continuano a non crederci veramente. Il giorno in cui si impegneranno davvero l’Eurovision Song Contest farà più audience della finale dei Mondiali. In tutto questo Joe and Jake hanno fatto il loro e meritavano qualche posizione in più.

Premio Perplessità rientrata – Il sistema di votazione: è fondamentalmente ricalcato su quello del Melodifestivalen, anche se il finale con l’arrivo dei televoti accorpati e in ordine inverso di classifica può sembrare un po’ macchinoso, alla fine ha assicurato la giusta suspence.

Premio Cantante più bella – Va cercata tra due nazioni in conflitto: Iveta Mukuchyan (Armenia) e Samra (Azerbaigian) se la giocano. Le polemiche in sala stampa però non erano relative a quale delle due fosse più avvenente, ma tutta concentrate sull’esposizione della bandiera del Nagorno Karabakh da parte della prima. (Comunque anche Agnete…)

Premio Cantante più bello – Tra Freddie, Douwe Bob e Amir, tutto sommato il terzo ci sembrava un po’ meno bambolotto.

Premio Party – buone vibrazioni festaiole sono arrivate da Spagna, Cipro e Belgio (con menzione speciale proprio per Laura Tesoro). Non capolavori, ma brani che ti fanno svoltare la giornata mettendoti di buon umore.

Premio 6,5 – Esclusi i già citati hanno guadagnato la sufficienza larga: Serbia, Lettonia, Svezia, Malta e Bulgaria.

Premio I peggiori – Se la giocano la Danimarca con la sua boy band fuori tempo massimo e la Lituania con una performance tra le più incolori della storia.

Premio Il mistero – il successo della Polonia al televoto meriterebbe una approfondita analisi socio-psicologica.

Premio Simpatia – Anche se sappiamo di andare controcorrente, le esibizioni di San Marino e Austria ci hanno fatto simpatia. La prima era chiaramente ispirata al Leonard Cohen di First We Take Manhattan, la seconda alla Alizée di Moi… Lolita.

Di seguito, infine, alcune nostre considerazioni sullo show, sulla vincitrice e sulla nostra rappresentante, Francesca Michielin.

I conduttori – non era scontato che un vincitore se la cavasse anche così bene sul palco, quindi bravo Måns, ma la vera star è stata sicuramente Petra, cresciuta ulteriormente rispetto a tre anni fa. In generale è stata un’edizione molto godibile e ironica, che puntava all’umorismo di certe edizioni degli Academy Awards.

Politica – La vittoria dell’Ucraina, e con quel brano, ha permesso a Eurovision di conquistare le prime pagine anche dei quotidiani, uscendo dalla sezione spettacoli. Non ci dimentichiamo che Eurovision nasce anche come parte di un grande sogno politico: quello di un’Europa unita e in pace con se stessa e con il mondo. Riferimenti politici ce ne sono sempre stati e, possiamo anche in parte capire che la Russia sia un bersaglio “facile” in questo momento, però è da capire quanto un messaggio così diretto come 1944 sia opportuno. La voce di Jamala è spettacolare, ma ricordiamo che non ha vinto né al televoto, né il voto delle giurie, ma solo la “combinata”.

L’Italia – Quello di Francesca è stato un atteggiamento esemplare per disponibilità e qualità. Anche chi non ama il suo genere ha apprezzato la sua performance. Se, mandando a Stoccolma forse la migliore tra i giovani del pop mainstream siamo arrivati solo sedicesimi, forse dobbiamo immaginarci qualcosa di diverso. Con il nuovo corso di Eurovision, meno glitter-glam (basta pensare alla vincitrice ed altre entry) e più attento alla scena musicale generale, forse è arrivato il momento di portare un brano in inglese, ci si può provare, perlomeno.

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